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PILLOLA DEI 5 GIORNI DOPO: NON SIAMO SODDISFATTI
Pubblicato in Bioetica
Contrassegnato contraccettivo, ellaOne, Pillola dei cinque giorni dopo
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FECONDAZIONE NATURALE DOPO CRIOCONSERVAZIONE OVARICA. CONIUGAZIONE VIRTUOSA E NON SOCIAL FREEZING
A causa di terapie altamente tossiche per l’ovaio, attuate per consentire il trapianto di midollo osseo in una donna di 21 anni affetta da beta-talassemia intermedia, è stato praticato l’autotrapianto di tessuto ovarico dopo crioconservazione per 8 anni. Al ripristino della funzionalità ovarica, c’è stata una fecondazione naturale. E’ nata Aurora. Questa, in sintesi, la storia che ha suscitato, giustamente, un grande interesse nella comunità scientifica e nei media. E non solo per l’eccezionalità del caso.
Scienza & Vita ne aveva già trattato nell’ottobre del 2011, con un Biofiles dedicato.
La rilevanza del caso clinico è dettata dalla coniugazione virtuosa tra dimensione scientifica e dimensione etica. Rappresenta certamente un messaggio di speranza per le giovani donne e le bambine che devono ricorrere a trattamenti che possono compromettere irreversibilmente la fertilità.
Quale può essere, però, il maggior rischio da un uso distorto della tecnica? Certamente quello di motivare la crioconservazione del tessuto ovarico non per le ragioni suddette ma per social freezing. Vale a dire crioconservare per rimandare in tempi futuri, per le più varie motivazioni e non certamente cliniche, una possibilità di gestazione in età ormai non più fisiologicamente idonee. Il tema in oggetto richiede, evidentemente, ulteriori riflessioni di approfondimento sia sul piano biomedico sia etico.
Lucio Romano, Dip. Scienze Ostetrico Ginecologiche, Università di Napoli Federico II, Copresidente nazionale Associazione Scienza & Vita.
Pubblicato in Bioetica, Biomedicina
Contrassegnato crioconservazione, fecondazione, fertilità
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8 MARZO: NON SOLO UNA FESTA
Si può pensare di dedicare l’8 marzo di quest’anno alle tante, troppe donne che sono morte in questo nostro Paese, – moderno, europeista, affrancato dalle vecchie tradizioni – cadute sotto i colpi violenti dei tanti, troppi uomini, incapaci di sopportare il peso di una separazione, il fallimento di un legame affettivo, la frustrazione di una decisione imposta. Le impressionanti cifre di questo massacro quotidiano – si parla di una donna uccisa dall’ex ogni due giorni – non lascia solo sangue sparso, ma anche figli, spesso piccoli, ormai senza cura, oltre che intere famiglie di origine, separate dal dolore e dal rancore e per sempre spezzate.
La memoria di questa ricorrenza “festa per tutte le donne” non può andare certo quest’anno alle tappe storiche della progressiva emancipazione del mondo femminile, se ancora si scopre con dolore che poca strada è stata fatta, se ancora trova spazio con così tanta frequenza l’unico linguaggio, fatto dalla forza della disperazione, pronta a colpire a morte.
Uomini che odiano le donne. O forse uomini e donne che non sanno più trovare parole capaci di dire anche il dolore del fallimento, che non sanno sperimentare il sacrificio di una rinuncia, che non individuano più la forza sovversiva del perdono, ma che invece sanno fare della brutalità l’unico mezzo per uscire dalla sofferenza. Anche se poi, ancora una volta, sono le donne a dover pagare il prezzo più alto.
Paola Ricci Sindoni, Ordinario di Filosofia morale Università di Messina, Vicepresidente nazionale Associazione Scienza & Vita
Pubblicato in Senza categoria
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XXXIV GIORNATA PER LA VITA: L’ADESIONE DI SCIENZA & VITA
Quando si parla di vita si dicono cose alte e semplici, immediatamente comprensibili da tutti. I giovani in particolare, hanno una sensibilità attenta nel recepire i valori, sono naturaliter portati alla difesa della vita e della sua dignità. Educare alla “cura della vita” oggi è tanto più importante perché significa educare alla democrazia, per non rischiare di smarrirsi in una società che non riconosce la centralità di ogni essere umano. Il valore della testimonianza è particolarmente significativo per un convivere sociale che guardi al futuro secondo percorsi virtuosi in responsabilità e accoglienza. Scienza & Vita, da sempre è coinvolta nel ruolo della ricerca e della formazione e dello sviluppo di saperi nell’ottica dell’interdisciplinarietà (dimensione biomedica, antropologica, giuridico-deontologica). La giornata per la vita è un’occasione ulteriore e significativa che Scienza & Vita fa propria nell’ottica di una presenza tangibile a livello nazionale come volontariato culturale.
Lucio Romano, Università di Napoli Federico II, Copresidente nazionale Associazione Scienza & Vita.
Pubblicato in Bioetica, Biopolitica, Senza categoria
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25 NOVEMBRE: GIORNATA INTERNAZIONALE CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE
Secondo il documento Women in an Insicure World, la donna è in pericolo di morte in ogni tappa del proprio ciclo vitale. In Italia una donna su tre è vittima di violenze, nel mondo più di 1,5 milioni di bambine ogni anno vengono uccise per il solo motivo di essere di sesso femminile. E le stime sono tali per difetto.
L’elenco degli orrori perpetrato ai danni delle donne è sterminato, basta sfogliare i quotidiani o sentire i telegiornali per conoscerne un campionario che non vorremmo mai vedere aggiornato. Sul nostro pianeta è una causa di morte comparabile solamente alla guerra, alla fame e alle malattie.
Eva muore ogni giorno, vittima di un “genocidio di genere” sistematico e di proporzioni incommensurabili. Pur se i fatti sono conosciuti e le cifre facilmente disponibili presso le Nazioni Unite ed altre agenzie specializzate, il problema non viene percepito nella sua interezza e, per conseguenza, comincia solo da poco a ricevere l’attenzione dovuta.
La violenza, la sopraffazione, la prevaricazione, l’abuso, l’ingiustizia, la coercizione contro le donne, in ogni fase della loro esistenza, riflettono in maniera drammatica la disparità della condizione femminile. Ricordarlo ogni 25 novembre è utile, ma se non vi si fanno seguire misure concrete è un po’ come il 14 febbraio per le coppie stanche: una scatola di cioccolatini e ci si toglie il pensiero per il resto del tempo. Per sradicare la disparità è necessario rompere con la cultura che la produce e rifondare con responsabilità un percorso condiviso. E la questione femminile è questione antropologica.
Emanuela Vinai
Pubblicato in Senza categoria
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BIOETICA: QUESTIONE SOCIALE E POLITICA NON ELUDIBILE
Un messaggio forte e coinvolgente l’intervento introduttivo svolto dal Cardinale Angelo Bagnasco al Convegno di Todi, promosso dal “Forum delle persone e delle Associazioni di ispirazione cattolica nel Mondo del lavoro”.
Deciso e fermo il richiamo alle “sorgenti stesse dell’uomo: l’inizio e la fine della vita umana, il suo grembo naturale che è l’uomo e la donna nel matrimonio, la libertà religiosa ed educativa che è condizione indispensabile per porsi davanti al tempo e al destino. Proprio perché sono sorgenti dell’uomo, questi principi sono chiamati non negoziabili”.
E nel contesto di questi valori primi, il cardine è rappresentato dalla tutela dei più deboli e fragili, “di coloro che neppure hanno voce per affermare il proprio diritto, […] di chi non ha voce perché non l’ha ancora o, forse, non l’ha più.” Risulta evidente la gerarchizzazione di valori che pone a tema fondativo e previo il diritto alla vita dal concepimento alla morte naturale.
Ciò non significa chiudere allo sviluppo della ricerca scientifica o delle biotecnologie. Tutt’altro. Il senso più profondo è quello di coniugare la ragione tecno-scientifica con la ragione etica, secondo un’antropologia integrale che non destrutturi l’essere umano a dimensioni riduttivistiche come quella individualistica e materialistica.
Bioetica come questione sociale e politica, possiamo certamente dire. E un’etica sociale che voglia promuovere ogni uomo non può che declinare l’accoglienza, dalla vita nascente a quella che si spegne, senza alcuna deroga. E’ un richiamo etico, senza dubbio. Tuttavia è anche un appello di elevata significanza politica per una coerenza tra valori di riferimento e applicazioni concrete.
Lucio Romano, Università di Napoli Federico II, Copresidente nazionale Associazione Scienza & Vita.
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STEVE JOBS: CAVALIERE EPICO “PROGETTISTA DI FUTURO”
“Come si riconosce un genio? Qual è il confine tra un imprenditore e un rivoluzionario, tra un produttore di oggetti e un progettista di futuro?”, così il puntuale incipit dell’articolo – a cura di Beppe Severgnini – pubblicato sul Corriere della Sera del 26 agosto scorso. Credo che questa rappresenti l’introduzione più consona a ricordare Steve Jobs, definito il “visionario della Apple”.
Certo il rischio della mitizzazione è sempre incombente in una cultura mediatica che, spesso, tende a costruire, descrivere, celebrare personaggi anche oltre ogni ragionevole misura. E Steve Jobs viene percepito dai più, dai fan in particolare, come un cavaliere epico contemporaneo ancor più suggestivo e coinvolgente in un contesto di crisi economico-finanziara mondiale e nello sbiadimento della cultura del new deal. Un personaggio di successo, potremmo dire usando una terminologia corrente. Ma credo che non sia solo questo.
A Steve Jobs va il riconoscimento unanime di aver rivoluzionato, e quindi radicalmente innovato, il mondo dell’informatica e della comunicazione. Possiamo dire: manifestazione tangibile della intelligenza umana capace di pensare, progettare, realizzare prodotti che hanno segnato il progresso e facilitato la diffusione dell’informazione e della conoscenza. Ma è la sua storia che ha notevolmente inciso a creare “Steve Jobs”. Adottato, in precarie condizioni economiche, profondamente legato alla famiglia, mancato studente universitario ma “progettista di futuro”. Per certi versi è una storia che narra della realizzazione di un successo imprenditoriale, ma sarebbe riduttivo limitarlo soltanto a quest’aspetto per quanto prioritario.
Perchè? La risposta è nel “commencement address” tenuto nel 2005 alla Stanford University dove Steve Jobs ebbe a pronunciare, tra l’altro, la già famosa espressione “The only way to do great work is to love what you do. If you haven’ t found it yet, keep looking, and don’ t settle”, una sorta di mantra che oggi invade il web. Tuttavia il discorso alla Stanford University propone anche altri e non secondari spunti di riflessione, meritevoli di non superficiale attenzione. Un discorso che molto affascina i giovani, e non solo.
http://www.youtube.com/watch?v=8ogACjJcNzc
Lucio Romano, Università di Napoli Federico II, Copresidente nazionale Associazione Scienza & Vita.
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AUTOTRAPIANTO DI TESSUTO OVARICO E FECONDAZIONE NATURALE: UNA VIRTUOSA SINTESI
La procedura è sperimentale, ma ha dato risultato positivo. Alessandra, torinese di 28 anni, è stata sottoposta ad autotrapianto di tessuto ovarico ed è in gravidanza dopo fecondazione naturale. Il prelievo dei frammenti di tessuto ovarico è stato effettuato otto anni fa, prima che Alessandra – affetta da una grave forma di talassemia major – fosse sottoposta a trattamento chemioterapico per trapianto di midollo osseo, da cui ne è conseguita sterilità ovarica. Tutto il procedimento, chirurgico e laboratoristico, è stato effettuato dall’equipe specialistica, guidata dal Prof. Alberto Revelli, dell’Università di Torino e dell’Ospedale S. Anna di Torino.
Quale il significato scientifico ed etico della procedura seguita? Sebbene sperimentale – in letteratura circa 14 casi con tecniche diverse – è una procedura che apre alla speranza per le giovani donne che devono fare chemioterapia. Si tratta di un autotrapianto, quindi è tessuto ovarico della stessa donna. Dopo autotrapianto di tessuto ovarico sull’ovaio ormai atrofico, può riprendere la maturazione degli ovociti e l’ovulazione. Nel caso di Alessandra, così come nel primo riportato in letteratura (Lancet 2004;364:1405-10), la fecondazione è stata naturale. Tutto ciò significa una virtuosa sintesi tra progresso della ricerca scientifica ed etica delle procedure.
Abbiamo già sottolineato che la tecnica è ancora sperimentale – complessa per quanto riguarda le procedure – e richiede ulteriori approfondimenti soprattutto in merito a: metodologie di congelamento, tipo di ritrapianto, tempo di durata della funzione ovarica dopo ritrapianto e, soprattutto, rischio di ritorno tumorale per pazienti affette da cancro ad alto indice di metastasi ovariche (es.: leucemie e tumori della mammella di stadio avanzato). Questo non impedisce un’incentivazione alla ricerca in un campo che possiamo definire pionieristico, ma che tuttavia pone ragionevoli basi per il futuro.
Lucio Romano, Università Federico II, Napoli; Copresidente nazionale Associazione Scienza & Vita
Pubblicato in Bioetica, Biomedicina
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IL LINGUAGGIO NON VERBALE NELLA RELAZIONE MEDICO-PAZIENTE
In che misura il linguaggio non verbale può influenzare la relazione medico-paziente e le scelte che entrambi compiono nel percorso terapeutico? I taciti segnali di disagio, sfiducia o serenità che il paziente esprime, incidono sulle prospettive terapeutiche che il medico propone?
Questo il tema di una ricerca svolta dall’Università del Michigan, i cui risultati sono stati pubblicati sul Journal of Evaluation in Clinical Practice. Attraverso registrazioni video di visite di controllo e questionari somministrati a medici e pazienti, il team guidato da Stephen G. Henry, ha evidenziato una certa consapevolezza dell’importanza dei segnali non verbali, ma un’incapacità di riconoscerne il ruolo nel processo decisionale, proprio e altrui.
Ecco il link all’articolo: http://www.eurekalert.org/pub_releases/2011-09/uomh-ncg092311.php
Ilaria Nava
IL BENE FA NOTIZIA: C’E’ CHI LE MAMME NON LE LICENZIA, ANZI…
Ho letto il 1° luglio su La Stampa l’articolo di Fabio Poletti “La ditta che licenzia solo donne”, ma per fortuna non è sempre così. Come presidente del Centro di servizi per il Volontariato “Società Solidale” della Provincia di Cuneo … Continua a leggere
